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25 marzo 2019

PRIMO SOCCORSO: SAPERE COSA FARE SALVA LA VITA AGLI ALTRI; CHE I CONSIGLIERI/E COMUNALI PARTECIPINO AL CORSO COME BUON ESEMPIO.

Oggi sono intervenuta così in Consiglio comunale.

 

 

Mi rammarica intervenire oggi su questo tema, all’indomani della morte improvvisa per infarto di Roger Pizzi, calciatore 22enne della Polisportiva Argelatese, avvenuta mentre giocava. Gli interventi dei Dirigenti sportivi con il defibrillatore, in contatto con i sanitari, e del 118 purtroppo non sono riusciti a salvare la vita a questo ragazzo, giovane atleta. Rivolgo alla sua famiglia, ai suoi amici, alla Polisportiva in cui giocava sentite condoglianze.
E con sgomento riecheggia sempre la solita straziante affermazione: non si può morire così.

Ma purtroppo succede ed è successo anche di recente nelle nostre scuole, a volte con esito positivo, però, come lo scorso febbraio nel caso della ragazzina di 12 anni che ha avuto un arresto cardiaco a scuola a Navile, dove non c’era il defibrillatore e il merito è davvero tutto dei soccorsi arrivati in 4 minuti “se fossero stati 10 i minuti non staremmo a parlare” ha osservato il Dottor Gabriele Bronzetti, cardiologo al Sant’Orsola, instancabile promotore della necessità dei defibrillatori nelle scuole e narratore straordinario di questi cuori “spezzati”, “che in adolescenza con i cambiamenti nell’organismo possono far sì che si manifestino malattie congenite fini ad allora rimaste nascoste”, dice.

Ai casi in cui la prontezza e l’altissima professionalità dei sanitari del 118 si affiancano quelli in cui soccorritori laici (quelli non sanitari), che sanno cosa devono fare, salvano vite, dimezzando i tempi di intervento. È quello che è successo l’anno scorso alle scuole Aldini Valeriani, grazie alla Professoressa Miriam Pistillo che ha salvato uno studente.
Proprio in questa scuola qualche giorno fa si è svolto un corso, primo in Italia, di primo soccorso in realtà virtuale curato dal Progetto Pronto Blu 118 Bologna il cui responsabile, il Dottor Federico Semeraro racconta di come ha introdotto “accanto al tradizionale corso, proposto con lezioni frontali e manichini un software, realizzato da IRC Italian Resuscitation Council -di cui lui è Past President- caso unico in Italia, e a quanto gli risulta nel mondo.

Nella nostra città metropolitana sono un migliaio, ogni anno, le persone colpite da arresto cardiaco. Solo il 18% sopravvive,nonostante il tempestivo intervento del 118, percentuale che sale al 50% se la persona vittima viene rianimata col defibrillatore prima dell’arrivo dei soccorsi sanitari. È un fenomeno anche di dimensioni europee dove l’arresto cardiaco è il più importante problema sanitario. Se i testimoni di un arresto cardiaco iniziassero la rianimazione cardiopolmonare prima dell’arrivo dell’ambulanza, le possibilità di sopravvivenza della vittima aumentano di 2/3 volte rispetto ai casi in cui non viene iniziata. Nel 70% dei casi l’arresto è testimoniato da qualcuno che può iniziare la rianimazione. Tuttavia in Europa avviene solo nel 15% dei casi, se si riuscisse ad aumentare la percentuale fino al 50-60% potremmo salvare circa 100.000 persone all’anno”, queste sono le valutazioni del Prof. Böttinger, Past President dell’European Resuscitation Council. Questa associazione scientifica senza scopo di lucro conduce da anni un’intensa adopera di formazione alla rianimazione e, in particolare, insieme all’OMS e con le loro articolazioni nazionali promuovono l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio della rianimazione cardiopolmonare nelle scuole.

Italia fanalino di coda, quindi?
No, per nulla. L’articolo 1, comma 10 della legge 107/2015, ovvero la cosiddetta Buona Scuola ne prevede proprio l’introduzione per gli studenti e le studentesse in modo uniforme in tutte le scuole del territorio nazionale. Sono pronte e già pubblicate dalla scorsa legislatura le Linee Guida ministeriali ma a Roma adesso è tutto bloccato poiché non si riescono neppure a mettere insieme le società scientifiche deputate per produrre i materiali didattici, non ci sono segnali di nessun tipo di strategia -forse sarebbe chiedere troppo- neppure di volontà politica per implementare questo insegnamento. Cosa ha intenzione di fare il Governo su questo? Se lo pone il problema?

A Bologna, grazie all’autonomia scolastica e alla grande sensibilità e disponibilità del Dirigente dell’Ufficio scolastico Giovanni Schiavone, dobbiamo lavorare per una campagna di diffusione e attuazione del primo soccorso mettendo insieme scuole, associazioni di volontariato, società scientifiche, istituzioni sanitarie e locali e potenziali finanziatori per fare formazione nelle scuole e non solo.

Su questi temi e sul progetto della Città cardioprotetta ho già chiesto un approfondimento alla Commissione Sanità, e mi permetto di avanzare sin da ora una proposta, avendo raccolto la disponibilità dei formatori sanitari -che ringrazio moltissimo- potremmo essere proprio anche noi Consiglieri/e comunali a partecipare al corso di formazione.
Mai come in questo caso un’azione simbolica, in qualche modo di buon esempio, potrebbe avere risvolti di estrema concretezza e utilità per la nostra comunità. Ho condiviso questa idea con la Presidente del Consiglio a cui consegno la proposta, restando a disposizione, e sperando di poterla realizzare a beneficio di tutti i cittadini/e di Bologna e non solo.

(Le foto si riferiscono alla mattinata del 16 marzo scorso al Sant'Orsola in occasione della donazione di un defibrillatore all'ospedale da parte dell'Associazione Piccoli Grandi Cuori)